
di Luana Landi e Francesca Di Perna
Chi è davvero lo psicologo?
In questo articolo facciamo chiarezza su una professione spesso circondata da falsi miti e stereotipi.
Scopriamo perché avvicinarsi alla psicologia oggi non significa soltanto affrontare un momento di crisi, ma compiere un atto fondamentale di prevenzione e conoscenza di sè.
Vi sarà capitato spesso di sentire chiedersi: “Ma com’è essere un medico, un notaio, un fornaio?”.
Tutti i mestieri hanno le loro peculiarità, ma sugli psicologi grava da sempre un’aura diversa. Spesso veniamo visti quasi come maghi o mentalisti. E la domanda classica non tarda mai ad arrivare: “Ma quindi adesso mi stai analizzando? Cos’hai capito di me?”.
La risposta è semplice: no, assolutamente.
La psicologia di oggi non è più quella dei tempi di Freud. Pur essendone stato uno dei padri fondatori, i suoi studi risalgono ormai a più di un secolo fa. Nel frattempo la psicologia è diventata una scienza a tutti gli effetti, fondata su modelli empirici, schemi e dinamiche ben precise che accomunano tutti noi. È proprio grazie a questi strumenti che ciascuno può sviluppare il proprio Io: non solo un “Io” profondo, irrazionale o nascosto, ma un’identità fatta di carattere, abitudini, consapevolezza e relazioni quotidiane.
Con questo articolo vogliamo fare un po’ di chiarezza sul ruolo che lo psicologo riveste nella società attuale, per capire cosa fa davvero e perché ci si può avvicinare a questa figura senza alcun timore.
Lo psicologo non è una figura austera o giudicante con cui temere di interagire. È, prima di tutto, una persona come le altre: affronta la vita di tutti i giorni, cerca di raggiungere i propri obiettivi, ha una storia familiare alle spalle e guarda al futuro con le sue stesse incertezze.
Un piccolo e doveroso chiarimento: mentre lo psicologo si occupa di prevenzione, diagnosi, abilitazione e sostegno, è attraverso la specializzazione in psicoterapia che si acquisiscono gli strumenti specifici per condurre un vero e proprio percorso terapeutico per il trattamento del disagio psichico.
Durante il percorso di colloquio o terapia, il professionista deve saper mettere da parte i propri vissuti personali per diventare come un “contenitore trasparente”.
Il suo compito non è aggiungere qualcosa di proprio o dire alla persona cosa fare, ma mettere a disposizione uno spazio strutturato, dei veri e propri divisori interni, che permetta alla persona di riorganizzare i propri vissuti e imparare a guardarli chiaramente, ma dall’esterno.
Ci piace pensare alla mente di una persona come a una libreria.
Iniziare un percorso non significa per forza stare male o avere problemi gravissimi. A volte la nostra libreria è semplicemente in disordine: non ci capiamo più nulla e ci ritroviamo bloccati a fissarla, senza sapere da dove iniziare.
Ecco: lo psicologo non riordina i volumi al posto nostro, ma ci fornisce gli strumenti e le motivazioni per prendere in mano quei libri, conoscerli e riposizionarli sugli scaffali giusti.
Questo non vuol dire che la libreria rimarrà perfetta per sempre. Significa però che la prossima volta che ci sarà del disordine sapremo esattamente da dove iniziare a mettere a posto; e se ci imbatteremo in un libro troppo pesante, sapremo che possiamo chiedere di nuovo una mano, senza alcuna vergogna.
Se guardiamo alla professione da un punto di vista più pratico, la figura dello psicologo non opera soltanto all’interno dello studio privato. Il suo contributo è fondamentale in tantissimi contesti della nostra vita quotidiana: scuola e istruzione, per supportare l’apprendimento e la crescita emotiva degli studenti; aziende e Risorse Umane, per migliorare il benessere lavorativo e la gestione dei team; età evolutiva e famiglia, per accompagnare i più piccoli e i genitori nelle fasi delicate dello sviluppo.
E nella comunità?
Il nostro lavoro non si ferma alle pareti dello studio. Ogni comunità, che sia un quartiere, una scuola, un’associazione o un piccolo paese, è fatta di persone che si incontrano, si sostengono e a volte si scontrano. Ed è proprio lì che la psicologia può fare la differenza. Ecco alcuni modi concreti in cui possiamo esserci: sportelli di ascolto, spazi accessibili, spesso gratuiti, in cui chiunque può fermarsi a parlare con un professionista senza dover affrontare subito un percorso lungo o impegnativo; supporto nelle emergenze, dopo un lutto improvviso, un incidente, una calamità naturale o un evento che colpisce un’intera collettività, aiutiamo le persone a non restare sole con quello che hanno vissuto; prevenzione e sensibilizzazione, incontri pubblici, laboratori e gruppi di confronto su temi come ansia, stress, dipendenze, bullismo o relazioni, per portare conoscenza e ridurre i pregiudizi; sostegno a chi si prende cura degli altri, insegnanti, educatori, volontari e familiari di persone fragili hanno spesso bisogno di uno spazio per sé, per non esaurire le proprie energie; collegamento con la rete dei servizi, medici, assistenti sociali, scuole e associazioni lavorano meglio insieme, e possiamo aiutare a orientare ciascuno verso la risorsa giusta.
Se la mente di una persona è una libreria, la comunità è una grande biblioteca condivisa. Quando gli scaffali sono in ordine, tutti ne traggono beneficio: si parla di più, ci si ascolta meglio e chiedere aiuto diventa un gesto normale, non una debolezza. Lo psicologo, in questo senso, non è solo qualcuno a cui rivolgersi nel momento del bisogno, ma una presenza che contribuisce a rendere la comunità un luogo più attento, più accogliente e più capace di prendersi cura di sé.
Spesso si pensa che ci si debba rivolgere a un professionista solo durante una crisi o un momento di forte dolore. In realtà, intraprendere un percorso quando ci si sente bene è un atto straordinario di prevenzione e cura di sé.
Proprio nei momenti di calma e stabilità, infatti, abbiamo la lucidità mentale per conoscerci a fondo, potenziare le nostre risorse e costruire quegli strumenti che ci torneranno utili quando arriveranno le inevitabili tempeste della vita.
E tu, cosa ne pensi?
Speriamo che queste poche righe ti abbiano aiutato a vedere la nostra figura sotto una luce diversa, più trasparente e vicina.
Dopo aver letto questo articolo, hai ancora dubbi su cosa faccia uno psicologo? Ti è mai capitato di pensare di iniziare un percorso anche solo per conoscerti meglio?