Perché chiamiamo “Basilica” un tempio greco? Il clamoroso errore che dura dal Settecento

Non è una basilica romana e non ha mai ospitato assemblee. Scopriamo come gli studiosi del Grand Tour scambiarono l’Heraion arcaico di Paestum per un edificio civile e perché questo nome gli è rimasto incollato fino a oggi.

di Federica De Iulio

La Basilica, nota anche come Heraion, è un maestoso tempio che sorge nella parte meridionale del santuario del sito archeologico di Paestum.

L’edificio fu edificato a partire dalla metà del VI secolo a.C. ed era quasi sicuramente dedicato ad Era, sposa di Zeus e divinità tutelare della polis. A confermare tale attribuzione sono i numerosi reperti con dediche votive rinvenuti nell’area circostante, oltre al materiale fittile che attesta l’importanza centrale della dea per la comunità locale, già ampiamente testimoniata dalla presenza del grande santuario extraurbano situato presso la foce del fiume Sele.

La denominazione di “Basilica” gli venne attribuita nella seconda metà del Settecento, con l’affermarsi della cultura architettonica neoclassica e la riscoperta dei monumenti di Paestum da parte dei viaggiatori del Grand Tour. A trarre in inganno gli studiosi dell’epoca fu l’assenza dei timpani e della trabeazione che, unita al numero dispari delle colonne sulla facciata, portò a identificare erroneamente la struttura come un porticato pubblico o un ginnasio. Da qui derivò l’uso del termine romano “basilica”, indicante in origine un edificio civile con porticato adibito alle assemblee cittadine e all’amministrazione della giustizia.

Analizzando lo stato di conservazione, nonostante sia andata perduta la parte superiore del tetto e della trabeazione, l’Heraion rappresenta l’unico tempio greco di epoca arcaica a conservare interamente la sua peristasi, formata da un totale di ben 50 colonne doriche realizzate in pietra calcarea locale (travertino), suddivise in 9 sui fronti e 18 sui lati lunghi.

La particolarità del numero dispari di colonne sulla facciata anteriore è legata alla presenza di un colonnato interno centrale. Questa fila di sostegni sorreggeva la trave di colmo del tetto e, allo stesso tempo, divideva il Naos (la cella sacra) in due navate distinte ritmate da 7 colonne ciascuna. Tale scansione interna serviva sia a riservare gli spazi per il culto dei fedeli, sia a creare l’ambiente idoneo per custodire la statua della Divinità e il tesoro del tempio.
La cella vera e propria era preceduta dal pronaos, l’ingresso monumentale caratterizzato da 3 colonne disposte tra il prolungamento delle pareti laterali (in antis).

L’opistodomo, l’ambiente posteriore parallelo al pronao, non risulta delimitato da pareti di chiusura: si tratta di un’anomalia rilevante rispetto ai canoni standardizzati del tempio arcaico, dovuta con ogni probabilità a specifiche esigenze rituali o a varianti stilistiche proprie dell’architettura coloniale achea.

Sotto il profilo decorativo, i capitelli mostrano le tipiche fattezze dell’arcaismo acheo: presentano infatti echini fortemente schiacciati e abachi molto larghi, arricchiti sul collarino da raffinate decorazioni floreali a incisione con rosette, fiori di loto e palmette, in origine vivacemente dipinte in rosso e blu.
La trabeazione era formata da un architrave liscio e da un fregio dorico caratterizzato dall’alternanza di triglifi e metope.
La copertura del tetto era infine completata da elementi in terracotta policroma, tra cui spiccano grondaie a testa leonina per lo scolo delle acque piovane ed antefisse modellate a forma floreale.

Orientato rigorosamente verso est per accogliere la luce del sole nascente durante le celebrazioni liturgiche, l’Heraion sorge affiancato al parallelo e più recente Tempio di Nettuno: un binomio monumentale che ancora oggi caratterizza in modo unico il paesaggio dell’allora Poseidonia.

facciata del tempio con le colonne dispari
planimetria
ricostruzione 3D della Basilica (sx) e del tempio di Nettuno (dx)
decorazioni floreali alla base dei capitelli
grondaie a testa leonina, ora conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum